Stiamo ancora masticando il concetto del "2.0" non senza discrete difficoltà di gestione e su qualche giornale economico già appaiono le prime iniziative "4.0" ...

Il ritmo del cambiamento sta shakerando e selezionando in modo implacabile tutti i mercati ed il nostro non fa eccezione.

Non solo il ritmo, ma anche i valori che si spostano danno il capogiro. Sulle circa 80 navi della compagnia coreana portacontainer fallita, che nessuno vuol scaricare, stimano che ci siano almeno 14 miliardi di dollari di merci varie. Limitando il campo di osservazione alla sola distribuzione non-food, appare evidente che altri settori, diversi dal nostro, si sono già modificati alla ricerca delle migliori soluzioni e delle maggiori economie.

Se pensiamo ai cambiamenti nel mondo dell'abbigliamento abbiamo di che saltare sulla sedia: da quindici anni ormai gli "outlet" hanno spostato il baricentro degli acquisti dai negozi tradizionali ad aree extraurbane costruite ad hoc, una catena di negozi com OVS, oggi in borsa, in 10 anni ha superato il 7% della quota di mercato nazionale, fatturando 1.300 milioni di euro con oltre 7.000 dipendenti e così via, in un mercato in calo!

Nello sport un nome, Decathlon, 70.000 dipendenti per 9 miliardi di fatturato nel mondo, 107 megastore in italia. Quanto detto non per far sfoggio di dati o per dipingere foschi scenari, ma solo per sottolineare come sia richiesto a tutti e in tutti i settori di fermarsi a capire come e dove si deve intervenire, un impegno culturale, un fortissimo lavoro sulle proprie abitudini. La grande crisi, che dura dal 2008, ha spazzato via buona parte del piccolo commercio e costretto tutti ad una sorta di rivoluzione, obbiettivi, strategie, nozioni di marketing, ecc, ecc ...

Definire "sfidante" il momento che stiamo attraversando è eufemismo allo stato puro, però esistono oggi, a differenza del passato, situazioni che possono aiutare molto, a patto che ci si ponga rispetto al nuovo, con atteggiamento altrettanto nuovo.

La distribuzione all'ingrosso attraverso logistiche iperveloci, l'e-commerce, concetti come il "franchising", sono da sfruttare, da far propri. Fare a braccio di ferro con Amazon non conviene, ma capire cosa trovano i consumatori di attraente nell'acquistare sul quel portale è fondamentale, pensare sempre e solo che sia una questione di prezzi e che tutto si giochi su quella variabile è miope e fuorviante.

fondo

Ognuno nella propria azienda, piccola, grande che sia, deve stabilire obbiettivi, strategie con controlli ed interventi puntuali che purtroppo possono anche essere "in negativo".

Dal nostro punto d'osservazione, OD lavora in tutta Italia con oltre 2.500 rivenditori; molto spesso riscontriamo resistenze accanite al cambiamento che in modo ineluttabile, come succede da sempre, procede a prescindere dalla volontà o dalla preferenza dei singoli.

Non esiste ormai da anni, alcun paracadute che possa salvare nessuno da gestioni dell'azienda confuse e approssimate: una volta c'era, e si chiamava "crescita", una corrente che portava a riva quasi tutti, anche senza "nuotare"; oggi di corrente non c'è nè, di vento neanche, per cui per restare in questo mercato, come in molti altri, bisogna darsi da fare, tanto e bene (il tanto non basta).

Una cosa è certa: da soli è molto difficile; lo scambio, la condivisione, l'integrazione non sono rimedi certi contro ogni difficoltà, ma possono fare la differenza!

Va da sè che per realizzare un buono scambio o una buona condivisione non servono più doti unicamente commerciali, serve trasparenza, intelligenza, competenza e, soprattutto, voglia di mettersi in discussione, non solo quella di mettere in discussione "i prezzi del fornitore" ...

 

 

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